Elegy of the Future: A Dystopian Overture
L'Elegia del Futuro invita gli spettatori in un paesaggio contemplativo dove il passato e il futuro convergono in un unico, inquietante presente. Queste immagini mettono in scena un incontro con l'assenza: della civiltà, della certezza, del tempo lineare stesso. Ciò che rimane sono le presenze trasparenti di queste entità mitologiche, l'acqua, le città deserte e la memoria.
Le opere presentano un mondo dopo la fine, dove le antiche rovine e il declino futuro diventano indistinguibili tra loro. In questo spazio liminale, queste figure femminili emergono simultaneamente come presenza e assenza, muovendosi attraverso sale abbandonate con la silenziosa insistenza del sogno. Tali figure portano echi della pittura preraffaellita — la stessa bellezza malinconica, lo stesso senso di donne intrappolate tra due mondi — pur esistendo in un ambiente che suggerisce il collasso tecnologico e la riconquista ecologica.
Attingendo agli archetipi mitologici delle ninfe acquatiche και degli spiriti del luogo (genii loci), la mostra esplora la femminilità non come soggetto, ma come forza indistruttibile che sopravvive alle strutture costruite per limitarla. Queste presenze spettrali navigano in stanze dove l'ambizione umana si è dissolta in acque fredde e perennemente in movimento, dove la luce artificiale tremola sopra la crescita organica. Esse sono testimoni dell'impermanenza, incarnazioni di ciò che resta quando tutto il resto crolla.
La mostra pone la domanda: cosa rimane quando le civiltà finiscono? Quali forme assume il bello tra le rovine? Questa continua interazione tra decadenza e resilienza, tra l'artificiale e il naturale, suggerisce che la distruzione e la creazione non siano opposti, ma partner in un ciclo eterno. In quest'opera, il futuro è già antico e l'antico appare urgentemente moderno.
L'Elegia del Futuro è in definitiva una riflessione sul passato remoto, sull'impermanenza e sulla continuità, offrendo non risposte, ma una contemplazione atmosferica — uno spazio per riflettere su ciò che lasciamo alle spalle e su ciò che si rifiuta di scomparire.








































































