Posidonia
Studi sul Movimento e sulla Luce
La serie fotografica dedicata alle alghe marine costituisce una riflessione continua sul punto di incontro tra l'effimero e il duraturo, inteso come punto di partenza per una contemplazione estetica — un vocabolario visivo per esplorare temi come la transitorietà, la fluidità e la natura stessa della serenità.
La luce naturale in questa serie opera non solo come mezzo di illuminazione, ma come vera e propria architettura compositiva, strutturando sia il campo visivo che l'ampiezza emotiva di ogni immagine. Gli scatti sono realizzati durante la "golden hour" — quella breve finestra temporale in cui il sole è vicino all'orizzonte e la luce diventa direzionale, calda e fotograficamente ricca. Tuttavia, l'uso di questa luce è notevolmente misurato, evitando il melodramma che spesso caratterizza la fotografia dell'ora d'oro.
Vengono privilegiati, invece, i momenti di massima diffusione atmosferica: quando la nebbia costiera ammorbidisce l'intensità del sole o quando l'angolazione della luce crea un'illuminazione laterale anziché una luminosità zenitale diretta. Ciò genera una qualità di splendore che appare simultaneamente presente e velata. La luce non si impone — si diffonde.
Le conseguenze cromatiche sono significative, con una tavolozza che si muove fluidamente tra toni freddi e caldi — dal ciano profondo dell'acqua in ombra ai toni mattone e porpora delle alghe che si ossidano all'aria e alla luce. L'effetto complessivo è quello di un "respiro cromatico", come se le immagini stesse ispirassero il freddo ed espirassero il caldo.
L'organizzazione morfologica di queste immagini rivela una profonda comprensione di come la composizione guidi l'attenzione e produca significato; anziché un singolo esemplare "eroico" centrale, le alghe sono spesso presentate in gruppi, in campi di relazione.
L'occhio si muove dal dettaglio cristallino delle fibre a fuoco verso la resa più impressionista dello sfondo. Particolare attenzione è rivolta al punto in cui l'alga incontra la sabbia. Sono momenti liminali — la soglia tra mobilità e stasi, organico e inorganico, vivente e inerte.
Si tratta della fotografia come proiezione psicologica — un'onesta ammissione del fatto che guardiamo sempre il mondo attraverso la lente delle nostre necessità e dei nostri desideri. La calma in queste immagini riflette il bisogno di silenzio visivo, "più dentro che fuori", una sorta di specchio che non riflette solo ciò che esiste, ma rivela ciò che noi portiamo nei nostri incontri con il mondo naturale. È una fotografia naturalistica che non finge un'osservazione neutrale, ma riconosce il potere formativo del desiderio umano di bellezza, armonia e pace. L'immagine si svela lentamente a coloro che sono disposti a guardare con la giusta qualità di attenzione, nel momento opportuno e con la necessaria pazienza.






































































































































































































