Zation

Uno Studio sulla Dialettica degli Opposti: Il Paradigma Città–Natura Selvatica

Il dialogo visivo di questa serie fotografica articola una profonda tensione tra l'organico e il costruito, tra il selvaggio e le manifestazioni dell'urbanità. La cornice compositiva presenta, da un lato, una rappresentazione onirica della megafauna, che richiama tanto le nostre paure e i nostri istinti quanto la presenza del paesaggio urbano delle città contemporanee. Queste creature fungono da segnali visivi di una vitalità primordiale; la loro presenza fisica è codificata con energia cinetica e una monumentalità quasi scultorea. La fluidità del loro movimento, così come catturata nelle immagini, invoca simultaneamente le categorie estetiche del bello e del terribile, oscillando tra il rispetto e l'esperienza fenomenologica dello spettatore.

Per il soggetto umano, pulsioni parallele verso la sopravvivenza, il benessere e la continuità genetica persistono sotto la patina della raffinatezza culturale. Tuttavia, le angosce umane, attraverso complessi sistemi simbolici e il pensiero astratto, si ramificano in forme polisemiche — sebbene la loro genealogia risalga a quegli stessi imperativi fondamentali di conservazione e protezione.

Questo corpo di lavori opera, in definitiva, come un'epistemologia visiva, illuminando le continuità ontologiche che legano ogni essere vivente all'interno di una comune matrice ecologica. Le fotografie esplorano il precario equilibrio tra gli ambienti antropizzati e gli ordini naturali preesistenti, proiettando al contempo la posizione ambigua della nostra specie — simultaneamente partecipante ed estraniata dal continuum zoologico. Attraverso questo discorso visivo, veniamo posti di fronte al paradosso essenziale tra l'eccezionalismo umano e la nostra indissolubile integrazione nel più ampio quadro tassonomico della vita terrena.